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il maestro

momenti finali

 ...il podio femminile...mi han detto...forse...

Quando grossi nomi scendono in campo e si accoppiano alla professionalità di una organizzazione seria, il successo non può che essere totale. Cosi è stato per il primo mdv boulder contest, che per un’assonanza con la famosa tv musicale, come questa è stato ricco di colori musica e arricchito da ben 170 iscritti. Tra questi nomi importanti come Core, Leoncini e Moroni, si sono aggiunti a eroi locali e più timidi partecipanti, votati ad una giornata di fatica e divertimento.

La baraonda si è aperta alle 10 e mezzo di sabato mattina con il primo turno di 70 concorrenti tra i quali figurava un sempreverde Seve Scassa in allegra compagnia con nomi che hanno calcato la scena piemontese degli anni 80/90 tra cui Max Giri e Antonio Stazio. Nel turno pomeridiano, favorito da qualche nuvola e da una leggera brezza, si sono schierati i nomoni della peninsula trainati dal Core internazionale, dalla molla rossa Gabriele Moroni e Paolo Leoncini, che con Marco Marastoni sfoggiava un carico di bistecche equamente distribuite tra dorsali e bicipiti.

Il reparto femminile era arricchito dalla nostra miss Italia Stefania De Grandi, dalla squaw di Lecco Giovanna Pozzoli, oltre a Flavia Gaggero sempre più tornita e in forma, Claudia Battaglia a sostenere i colori Bsidiani, Stella Marchisio e buona parte delle concorrenti che spesso animano le gare di coppa Italia.

I blocchi, molto vari tra placche tetti fisarmoniche e strapiombi, hanno fatto il loro dovere soprattutto nella parte alta della classifica, penalizzando un pochetto le ultime posizioni della gara femminile (almeno 10 a tornare a casa con neppure un blocco chiuso).

Al termine del primo turno di qualifica la spuntavano nell’ordine: Paolo Leoncini, Moroni, “Guru power” Core, il sottoscritto tallonato da Paolo Bertolotto che penso fosse il più contento di tutti a conquistare la sua prima finale in una gara animata da nomoni. A completare il gruppo degli otto finalisti seguivano il local hero Alessandro Penna, già vincitore della piccola edizione dell’anno passato, “cataboulder” e il Marastoni.

Le donne in finale erano rappresentate da Marchisio, Gaggero, Ghiso ,Dalfino, De Grandi e Pozzoli.

Dopo molti anni dall’altra parte della barricata, mi ritrovo mescolato con quelli che le prese non le avvitano, ma le tirano e mi rendo conto quanto il mestiere del tracciatore sia difficile e infausto, complesso e talmente delicato da farti passare in un sol giudizio da incompetente a saggio burattinaio. Infatti, mentre le ragazze si giocavano i due miseri tentativi che il regolamento dava loro a disposizione su due prese leggermente distanti, i finalisti maschili versavano barili di fango sugl’ignari tracciatori, che alla fine della fiera sono riusciti a selezionare molto bene i 4 finalisti (4 top su 8) e le tre finaliste che nonostante si siano giocate il passaggio su presa toccata e sfiorata erano effettivamente le più meritevoli.

In finale la coppia Core-Marchisio mette d’accordo tutti, dato che il guru si porta a casa il blocco e il gruzzolo, mentre la sua “consorte” (che quest’aggettivo sia di buon auspicio) sfiora il top del blocco di finale e si assicura il bel premio che l’organizzazione metteva in palio.

Che dire: tutto bello ciò che finisce bello e niente è più bello di una bella premiazione dove tutti i belli abbelliscono i meno belli con applausi e sorrisi belli che fan belli vinti e i vincitori che di per se già belli sono ma che diventano ancor più belli quando tanta gente c’è che gli sbatte le mani. Cosi fu quel giorno a Mondovì.